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INGRID

La città di Troia è stata scelta da INGRID come sua location. Il nome evoca il fascino e la bellezza di una famosa attrice, ma di affascinante ha solo il misterioso di quelli che potranno essere i risultati che ne possono eventualmente derivare. In realtà stiamo parlando di un nome che sta per high-capacity hydrogen-based green-energy storage solutions for grid balancing che tradotto significa: soluzioni di storage di energia verde per il bilanciamento di rete ad alta capacità a base di idrogeno. Probabilmente anche la traduzione in italiano risulta ancora ostica e poco comprensibile. Proviamo a fare chiarezza.

 

Il progetto INGRID si propone di affrontare la sfida dell’intermittenza consentendo di accumulare in forma di idrogeno il surplus di energia elettrica, che altrimenti andrebbe disperso, per re-immetterlo con opportune modalità e tempistiche nella stessa rete elettrica oppure trasportarlo o ancora utilizzarlo direttamente in forma di idrogeno. Co-finanziato dal 7° Programma Quadro dell’Unione Europea, il progetto realizzato da un consorzio costituito da otto partners provenienti da Francia, Belgio, Spagna e Italia ha previsto la costruzione di un impianto dimostratore nella zona PIP del nostro paese, scelto perché appartenente ad una regione leader nella produzione di energia rinnovabile da fonte eolica e solare. Nello specifico la sperimentazione riguarda un sistema di stoccaggio, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica tramite moduli di magnesio. L’idrogeno viene prodotto mediante elettricità da fonti rinnovabili attraverso un elettrolizzatore collocato nei pressi di uno snodo della rete elettrica. L’idrogeno viene poi stoccato in moduli di magnesio che hanno la capacità di poter immagazzinare, “come una sorta di spugna” e in forma solida, l’idrogeno. Successivamente l’idrogeno può essere così trasportato presso gli utilizzatori industriali oppure può essere estratto ed utilizzato come combustibile a supporto della mobilità o ancora, attraverso il passaggio inverso dell’elettrolisi, attraverso un sistema di celle a combustibile, si può ottenere nuovamente energia elettrica da idrogeno. Durante la presentazione del progetto e dell’impianto alla cittadinanza lo scorso 20 dicembre, sono state vantate presunte ricadute per il nostro territorio sia in termini occupazionali (forse due unità?) sia in termini di immagine della nostra comunità con un potenziale ritorno per l’industria turistica…tutto da dimostrare! Gli obiettivi del progetto ci sembrano davvero nobili perché ci consentirebbero di utilizzare al meglio le fonti rinnovabili e quindi di liberarci totalmente dalla dipendenza dal petrolio. D’altra parte il ruolo strategico della ricerca è innegabile per lo sviluppo e la crescita di una collettività. Pur confidando quindi nei risultati di questa sperimentazione, rispetto alla quale non abbiamo le competenze tecniche per quantificare l’eventuale impatto ambientale, ci poniamo degli interrogativi. Dei vantaggi che ne potranno derivare, chi veramente ne beneficerà? Ricordiamo che il progetto ha un budget di 23,9 milioni di euro di cui 13,8 milioni da finanziamento europeo…quindi soldi di noi cittadini. Ebbene, sperando che la ricerca conduca al raggiungimento dei risultati desiderati fino, chissà, all’ottenimento del brevetto, chi ne trarrà profitto sono certamente le aziende facenti parte del consorzio. E il rendimento per l’investimento dei 13,8 milioni di fondi pubblici? Si potrebbe avere l’impressione che in questa, ma come in tante altre attività, il costo sia pubblico mentre il ricavo diventi privato. Inoltre, in generale, si ha il timore che in un sistema economico come il nostro, venga portata avanti e finanziata solo la ricerca scientifica volta a migliorare la produttività e quindi il profitto delle imprese lasciando per strada quella che non abbia vantaggi economici per pochi e soprattutto immediati. In un momento storico così difficile, caratterizzato da crisi di ogni tipo ci chiediamo se questo grosso investimento vada nella direzione del tanto auspicato bene comune, in termini di salute, di miglioramento della qualità della vita, di rispetto della natura,di ricaduta positiva sui cittadini che senza alcuna competenza tecnica devono accettare di ospitare nel proprio territorio progetti di questo tipo. Qual è la logica? Quali le conseguenze?♦